Descrizione
San Giorgio è il borgo di Gioiosa Marea, sulla costa tirrenica messinese, nel golfo di Patti ai piedi di Capo Calavà. Il nucleo si formò attorno al baglio della tonnara tra la fine del ’700 e i primi del ’900, quando la pesca del tonno era l’attività economica più importante del luogo. L’interramento progressivo del golfo ha allontanato il mare dalla terraferma, formando l’ampia spiaggia su cui ancora si affacciano il palazzo dei proprietari e l’antico malfaraggio.
Notizie storiche
La Tonnara di San Giorgio è tra le più antiche di Sicilia: già nel 1100 figura come Tonnara di Calavà tra le dotazioni al monastero benedettino di Patti fondato da Ruggero d’Altavilla. È documentata dal 1407 con un Real Privilegio di re Martino d’Aragona a favore di Berengario Orioles, barone di San Piero Patti. Gli Orioles divennero baroni di San Giorgio nel 1503; nel 1600 la baronia passò ai Mastropaolo di Messina, poi al convento di San Francesco di Palermo, finché nel 1751 fu venduta all’asta a don Mariano D’Amico. Nel 1758 il figlio Francesco Carlo, duca d’Ossada, la migliorò costruendo un nuovo malfaraggio e il palazzo per la villeggiatura; nel 1879 passò ai conti Cumbo Borgia di Milazzo.
Pesca
La pesca del tonno rosso, con la mitica mattanza, si praticò a San Giorgio fin dal XII secolo e cessò nel 1963 per la crisi del settore. La tonnara era diretta dal rais, autorità più rispettata della comunità, che sceglieva la ciurma di circa 70 persone e sapeva leggere correnti, venti e stato del mare per calare le reti nel punto e nel momento giusti.
- Marineria: San Giorgio (Gioiosa Marea)
- Tipologia: tonnara fissa (storica); piccola pesca artigianale
- Strutture storiche: camere delle reti, palischermi, malfaraggio
- Specie: tonno rosso, palamita
Servizi e strutture
Il borgo si affaccia sull’ampia spiaggia del golfo di Patti ed è servito dalla statale tirrenica SS 113 e dall’autostrada A20 Messina-Palermo, lungo la direttrice costiera che collega i centri dei Nebrodi al mare. Restano le barche da pesca della comunità e le testimonianze monumentali della tonnara, in parte riconvertite a uso ricettivo.
Patrimonio culturale
Palazzo della Tonnara — Edificio di colore rosa antico a due elevazioni, con portale ad arco a tutto sesto sul lato mare; sottoposto a vincolo etno-antropologico dalla Soprintendenza di Messina nel 1990 per il suo forte interesse storico e architettonico.
Antico malfaraggio — Il complesso per la lavorazione del tonno costruito dai Cumbo tra il 1881 e il 1882, più vicino al mare rispetto al precedente, oggi in parte convertito in residence.
Dettagli architettonici — Modanature in pietra locale grigia, finestre ad arco ribassato, balconi su mensole e, sul prospetto interno, eleganti bifore con infissi in stile liberty.
La figura del rais — L’ultimo rais dei conti Cumbo fu Carmelo Salmeri, discendente di un’antica famiglia di rais milazzesi trasferitasi a San Giorgio nel 1770.
Celebrazioni rituali
Le cialome dei tonnaroti — Per alleggerire la fatica, i tonnaroti accompagnavano il lavoro con i canti rituali (cialome), come quella della tonnara — "’Nta sta tunnara c’eni na usanza: ogni tri jorna si faci ’na mattanza" — o quella intonata durante il cruciatu, quando si calavano le ancore da 400-500 chili, vera lamentela contro il duro servaggio.
Le leggende del mare — La memoria del borgo custodisce racconti come quello di u bistinu, lo squalo di 15 metri che mise in fuga seicento tonni, e quello dei tonni di San Giuseppe: dopo l’elemosina del barone D’Ossada a un mendicante che gli predisse “oggi piangerai, domani riderai”, la tonnara già destinata a essere smontata si riempì di una gabbanata di migliaia di tonni.



